Il museo

 

Da Nelle Valli Bolognesi, autunno, di Lorenzo Fazio.

 

Situato nel cuore della piccola Livergnano, questo luogo vanta una nutrita collezione di oggetti risalenti alla seconda guerra mondiale. Da vecchie radio ad elmetti, passando per borracce e posate, non manca proprio nulla che non possa attirare l'attenzione di appassionai di storia e materiale militare.
Tuttavia qui non c'è coda per entrare, né biglietto da pagare, tanto meno percorsi didattici supportati da video e decine di didascalie generose di dettagliate informazioni. Tutto ciò che il museo ha da offrire si trova un po' alla rinfusa su lunghi tavoli di legno o dentro affollatissime teche di vetro ben illuminate. Ci si guarda intorno spaesati e perplessi, non ritrovando nessun riferimento appreso in anni di visite guidate e mostre sparse per l'Italia e il mondo. Poi si ritrova la calma e si comprende, o per meglio dire si conosce, lo spirito che anima e da un senso al tutto.
Umberto Magnani non è solo il direttore, curatore non che tutto fare del museo: ne rappresenta anche l'essenza stessa. Per conoscere bisogna chiedere, ci insegnano a scuola, e nella piccola Livergnano bisogna fare proprio così. Non ci sono indicazioni esatte, né un ampia incisione che distingua The Winter Line Museum da una casa qualunque: bisogna fermarsi e domandare agli autoctoni per trovarlo. Non esistono didascalie che cataloghino per esattezza cosa si sta guardando e come funzionasse: se si vuole conoscere basta chiedere ad Umberto, che dopo un po' abbandona i convenevoli e inizia a raccontare con un entusiasmo che nessuna parola scritta o video in alta definizione saprebbe regalare.
Tutt'un tratto più che in un asettico museo, ci si trova in una stanza piena di oggetti che raccontano le storie più disparate. Molte di queste, Umberto le conosce e non perde occasione per enunciarle, indicando ora una vecchia bottiglia di Coca Cola, ora un proiettile di cannone semiesploso, saltellando di continuo lungo la timeline che compone l'intricata storia bellica della piccola, e solo apparentemente oziosa, Livergnano. Sono storie per lo più tragiche, ma che costringono comunque a qualche sorriso, vuoi per un aneddoto simpatico diluito nel dramma, vuoi per l'abilità con cui Umberto conduce la narrazione.
Quando la visita guidata, emozionale più che fisica, termina, si guarda con occhi diversi allo stanzone in cui è racchiuso The Winter Line Museum e al piccolo borgo che lo ospita. Ci si chiede come sia possibile che in una località così piccola possano essere accadute così tante cose e come, nonostante una serie di riconoscimenti internazionali, il museo di Umberto fatichi ancora a ricevere l'attenzione e gli aiuti statali che pur meriterebbe.
Al di là di tutto, resta comunque la qualità dell'esperienza che questo piccolo museo sa regalare. Un'esperienza sicuramente indimenticabile per chi quella guerra l'ha vissuta o lungamente studiata, utile a chi invece vuole scoprirla partendo da un posto vicino a casa propria.

 

Nella galleria fotografica alcuni oggetti esposti all'interno del museo, pazientemente raccolti nel tempo, tutti rinvenuti nella zona di Livergnano ad opera dello stesso Umberto Magnani e dei suoi collaboratori, oggetti appartenenti sia all'armata tedesca cha a quella americana. Con qualche particolarità. Sono soprattutto gli oggetti personali dei soldati ad essere esposti, un pezzo della loro vita quotidiana strappata all'intimità dei loro desideri. Un desiderio comune a tutte due le fazioni: quello di riabbracciare i propri cari.